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Psicologia Clinica e Psicoterapia
APPLICAZIONI E RICERCHE

Il panico è un'esperienza psicologica di sofferenza spesso improvvisa, è accompagnata nel corpo da sensazioni di soffocamento, vertigini, sudorazione, tremori, tachicardia.
Un'esperienza simile a quella che si prova di fronte ad un pericolo mortale, di fronte al quale non si vede via di scampo. Non si tratta però del terrore provocato da qualcosa di esterno, da una situazione di pericolo, ma si tratta di un terrore che proviene dall'interno di sé.
Quando questa esperienza si ripete più volte in situazioni relativamente protette si può parlare di Disturbo da Attacchi di Panico. Si tratta di un disturbo facilmente riconoscibile ma molto complesso da descrivere la cui comprensione spesso sfugge e chi ne soffe e si trova in difficoltà nel comunicare esattamente cosa prova durante un attacco di panico, infatti spesso ci si sente incompresi anche dalle persone più vicine. Un approfondimento psicologico è indispensabile per comprendere e curare la persona che ne soffre.
Un attacco di panico è un sintomo, come avere la febbre alta: può venire a dieci persone diverse per dieci ragioni completamente diverse che vanno comprese prima di inziare una terapia.
L'origine del disturbo non è chiara, sembra essere presente una minima componente di predisposizione biologica, il disturbo mette radici durante lo sviluppo infantile e ha una evoluzione abbastanza consciuta. Nonostante ciò, le circostanze attuali che determinano l'attacco di panico spesso appaiono difficili da afferrare razionalmente. La fiducia in sé e nelle proprie capacità personali viene messa a dura prova. La tendenza all'evitamento e all'anticipazione dell'ansia occupa via via sepre più spazio mentale.
Durante l'infanzia si acquisisce un senso di sicurezza interno più o meno stabile, basato sulla propria capacità di padroneggiare le situazioni e di proteggersi dai pericoli ambientali e si considera con il tempo questo senso di sicurezza come un fatto ovvio ma può accadere che questo senso di equilibrio e fiducia interno non sia stato sviluppato completamente oppure che, in seguito ad eventi di vita particolarmente stressanti, venga perduto. Quando questo accade si prova abbastanza rapidamente un aumento dell'angoscia, e di conseguenza può generarsi una spirale di insicurezza e paura.
Accade che questa esperienza di forte perdita di sicurezza possa infatti tramutarsi in uno stato di allarme, inizialmente poco definito e mal compreso, che spesso porta le persone a un aumento dell'angoscia e a episodi di panico. Successivamente, l'angoscia viene mantenuta con i diversi tentativi per fare qualsiasi cosa per evitare di essere colpiti da un nuovo episodio critico.
Inoltre una persona che ha avuto una crisi di questo tipo può sentirsi ancora in pericolo e, anche quando la crisi è finita, preoccuparsi di dove e quando potrà avere un secondo attacco, sviluppando così un'ansia anticipatoria.
Vengono quindi prodotte alcune condotte di evitamento come ad esempio quelle legate all'agorafobia o alla claustrofobia, tendenze di base che si accentuano e che esprimono le paura di essere intrappolati in un luogo o in una situazione da cui andar via è molto difficile o imbarazzante.
Gli individui che ne soffrono molte volte trovano il disturbo inspiegabile, incomprensibile.
L'Attacco di Panico ha la funzione psicologica di proteggerci, ma spesso questa funzione rimane inconscia, legata a conflitti interni, poco chiara e difficile da intuire per le persone che ne soffrono.
Il significato e quindi il trattamento di questo disturbo non è semplice da individuare, un sintomo come questo è un segnale da non sottovalutare, un intervento tempestivo è spesso molto più efficace.
Le ricerche dimostrano il successo della Psicoterapia nel medio e lungo periodo, mentre l'utilizzo di Farmaci appare efficace a breve termine. L'atteggiamento delle persone verso l'assunzione di farmaci è a volte carico di irrazionali paure basate su pregiudizi profondamente radicati oppure, al contrario, altre volte il farmaco assume un ruolo di rassicurazione estrema da cui si diventa dipendenti. In ogni caso i problemi di dipendenza da farmaci (benzodiazepine) non vanno mai sottovalutati, e in questi ultimi anni rischiano di diventare, nella nostra società, un vero problema di salute.
In Psicologia Dinamica l'approccio consiste essenzialmente in una cura psicologica, relazionale, inidirizzata alla ricostruzione di un senso di sé più stabile e robusto. La terapia psicodinamica è basata su metodi e tecniche che hanno una lunga tradizione e che negli ultimi anni si sono molto evoluti. La terapia è orientata alla ricostruzione di un senso profondo di sicurezza personale attraverso il miglioramento del proprio equilibrio psichico e relazionale. La Terapia Psicodinamica ha lo scopo di sviluppare nuove risorse a partire dai conflitti di base della personalità. Una maggiore fiducia in sè stessi e nell'ambiente viene acquisita rielaborando le parti più infantili e spaventate della nostra struttura psichica e che spesso sono state messe da parte nel corso dello sviluppo.
Con o senza l'ausilio dei farmaci prescritti da un medico, il trattamento psicologico è il più indicato per la cura delle persone che soffrono di questo genere di problemi e la Psicologia Dinamica offre un bagaglio unico di conoscenze e competenze per affrontare anche i casi più difficili.
Il panico, l'angoscia di morte o di impazzire, sono molto difficili da affrontare da soli e la prima reazione è spesso quella di rifiuto e di negazione.
Con l'aiuto di un'altra persona, preparata professionalmente, si può trovare il coraggio per affrontare questi timori e queste sofferenze.
Occorre del tempo per poter ottenere dei risultati stabili ma con una cura ben impostata si posso ottenere presto dei miglioramenti.






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